Ma il caffè è un farmaco?

Ma il caffè è un farmaco? Oppure, il caffè fa veramente bene? Domanda lecita perchè in questi giorni su molti media è circolata la notizia che secondo uno studio il caffè farebbe bene alla salute. Ci è venuto spontaneo scrivere queste note per fare un po’ di chiarezza.
Prima di tutto va detto che il caffè è un farmaco, benchè la maggior parte delle persone lo beva come un voluttuario (‘se non è bono che piacere è?’), esso agisce sulla fisiologia ed è anche molto attivo.
In genere la gente dice: ‘Mi prendo un caffè per tirarmi sù’. Ed è vero, il caffè tira su perchè ‘spreme’ la fisiologia per raschiare un po’ di energia dal fondo del barile quando si è arrivati. Detta con altre parole più colorite ma più efficaci, con il caffè frustiamo ‘il somaro stanco’.
Vediamo qualche informazione sulle propietà del caffè e poi qualche consiglio.
Il caffè è un alberello sempreverde dai fiori bianchi e odorosi e produce dei frutti rossi (drupe) con due semi. Esso è originario dell’Etiopia anche se oggi è coltivato soprattutto in America Latina, ma anche in Arabia, nell’Africa tropicale e in Asia. Ne vengono coltivate due specie: la Robusta e l’Arabica, quest’ultima è più pregiata. I semi tostati contengono dall’1 al 2,5% di caffeina e dopo tostati contengono un olio essenziale che è un miscuglio di varie sostanze che danno al caffè il caratteristico odore e alcune delle quali (il caffeone) ungono di grasso le tazzine. La caffeina è un farmaco, una xantina, che è usata in molte situazioni dalla rianimazione, all’asma e fino al mal di testa. Essa è contenuta anche in altre piante come il thè, il mathè, il cacao, le noci di cola, il guaranà , e altre meno conosciute.
Di fatto il caffè è uno stimolante del sistema nervoso centrale, del bulbo e del midollo spinale. Provoca infatti un più rapido fluire delle idee, un incremento della memoria soprattutto quella operativa e provoca uno stato di veglia continuata perchè stimola i fasci nervosi bulbari che attivano la coscienza. Essa induce anche un aumento dell’apprendimento, delle prestazioni e dell’attività motoria e diminuisce i tempi di reazione. Facilita anche la respirazione (per questo alcuni derivati vengono usati nella cura dell’asma) e a livello dello stomaco produce un aumento della secrezione dei succhi gastrici e per questo molto spesso viene usato per digerire. E, dulcis in fundo, provoca anche una dilatazione delle coronarie facendo affluire più sangue al cuore ed a questa proprietà si riferivano le informazioni corse in questi giorni insieme alla sua capacità di stimolare gli epatociti, le cellule del fegato .
Si potrebbe dire una panacea insomma, ma non è proprio così. Una tazzina di caffè contiene circa 100 mg di caffeina ma i primi segni di intossicazione possono comparire anche dopo averne assunto circa 300 mg, quindi appena dopo aver bevuto solo 3 tazzine. Abbiamo detto possono perchè questo dipende da una sensibilità individuale. In alcune persone si ha addirittura un effetto paradosso, cioè, il caffè invece di svegliarle le fa dormire, ma questo dipende da come sono fatte loro. La comparsa dei sintomi di intossicazione non allarmano perchè ai primi livelli vengono percepiti come piacevoli: una certa eccitazione, un atteggiamento positivo con forza e voglia di fare. Poi compare una lieve tachicardia e qualche estrasistole, un certo tremolio e l’incapacità a prendere sonno e in genere qui le persone si fermano. Se si insiste compare una forte ansietà , una confusione mentale, importanti estrasistoli e anche l’infarto. La dose mortale è di circa 10 grammi e avviene per spasmo muscolare con paralisi tetanica dei muscoli respiratori. Quindi per suicidarsi col caffè si devono assumere più o meno 100 tazzine di caffè. Dipende sicuramente dai gusti ma non è forse la maniera più pratica: pensate solo a fare 100 caffè uno dietro l’altro, va a finire che ti passa la voglia.
Se a questo punto vi siete spaventati, ci scuserete ma non volevamo fare questo e non volevamo neppure demonizzare il caffè.
E’ sicuramente una bevanda straordinaria e molto piacevole, ma non bisogna dimenticare, come dicevamo all’inizio che è anche un farmaco. Va usato con criterio.
Si dovrebbe assumere saltuariamente perchè il caffè da tolleranza e assuafezione e spinge quindi ad aumentare la dose e la frequenza delle assunzioni. Il divezzamento dalla dipendenza seria da caffè è più difficile da quello dal fumo. Per gli appassionati che vogliono prenderlo tutti i giorni sarebbe bene non assumere più di una tazzina al giorno, anche due per coloro che hanno poco sensibilità a questa sostanza.
Dovrebbe essere preso con moderazione dagli anziani che sono coloro che, per tirarsi su, spesso ne abusano.
Le persone ansiose e con disturbi dell’emotività dovrebbero essere prudenti perchè il caffè agisce un po’ come una lente di ingrandimento per le loro problematiche emozionali.
Andrebbe sospeso in gravidanza perchè la caffeina ha dimostrato di essere teratogena negli animali da esperimento; teratogena significa che induce la morte del feto.
Del caffè decaffeinato parleremo in un’altra occasione ma vi diciamo subito che forse non ne vale la pena. Ultimo consiglio: se proprio ci dobbiamo ‘avvelenare’ con il caffè facciamolo con il caffè di qualità . Esiste un caffè ‘artigianale’ prodotto in piccole quantità e distribuito attraverso il circuito del ‘Commercio equo e solidale’ che vale proprio la pena assaggiare, sempre con moderazione, ma altro che qualità oro!

 

 

 

 

Caffè
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Caffè fresh
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Caffè verde
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Fagioli di caffè
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1 commento su “Ma il caffè è un farmaco?”

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